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Marco Galeotti Schultze: some facets of italian ICT and Automation story

Marco Galeotti Schultze

I did enjoy my participation to the Italy Computing and Automation Software development from 1960 to 2010, first as an Olivetti engineer and then as a software house chief scientist. So my story is a statement of an impetuous smart period of italian industry

  Le mie passioni...

Le mie tante passioni...

Da ragazzo amavo molto lo sport, la vela, il nuoto anche agonistico, la bicicletta,. Poi da studente di liceo classico mi innamorai delle materie letterarie, la filosofia, il greco, leggevo avidamente classici italiani e stranieri ma non apprezzavo l'arida matematica... Al quarto anno di liceo mi si aprì all'improvviso la testa e fui folgorato dalla bellezza della matematica come costruzione intellettuale. Decisi di passare al liceo scientifico e, con l'aiuto di una splendida e intelligente ragazza che era già universitaria e che corteggiavo, la bella Fosca (mia futura moglie..) recuperai quanto non avevo appreso di matematica al classico e, superato l'esame di maturità, mi iscrissi al corso di laurea in matematica e fisica a Milano.
Poi nel 1961 fui assunto dal Laboratorio di Ricerche Elettroniche Olivetti di Borgolombardo dove si progettavano i primi grandi calcolatori elettronici e scoprii l'infomatica e l'immensa potenzialità del software. Penso che un progettista di software abbia le stesse potenzialità concettuali di un architetto che può trasformare idee e sogni in cemento e mattoni.
Nel frattempo mi ero sposato con la bella Fosca. Abbiamo avuto una bella e originale figlia, Marina, che ci ha dato due splendidi nipoti ormai alti come me: Gabriele e Virginia. Siamo nonni ma Fosca condivide la curiosità intellettuale di quando ci siamo sposati, verso tutti gli interessi della vita, la passione per la natura (viviamo in campagna), la lettura, i nostri gatti, le lingue (che insegniamo entrambi..), altre passioni sono più mie, come la teoria dei numeri o le invenzioni più originali.
Sono sempre più convinto che sia pericoloso restringere i propri interessi a quelli relativi alla propria attività professionale, perché la conoscenza ha bisogno di essere continuamente "ibridata", cioè di essere arricchita e stimolata in tutte le direzioni. Le visioni scientifiche più innovative così come le scoperte più sorprendenti sono state spesso, quasi sempre, originate non in ambienti accademici acclarati bensì da persone un pò fuori dagli schemi, a volte assai originali, quasi bizzarre.


Le lingue sono utensili per pensare

Ho sempre avuto una grande passione per le lingue di tutti i tipi, ho appreso decentemente bene il francese e l'inglese, un po' meno bene il tedesco (che poi è la lingua di una mia nonna), ho studiato le basi grammaticali di molte altre lingue per una curiosità culturale, da quelle europee al sanscrito, al giapponese, all'ebraico antico, al tigrè parlato nell'africa orientale.
Mi sono anche incuriosito per la linguistica e la filologia, l'evoluzione delle lingue è affascinante e riflette l'incessante mischiarsi e separarsi di popoli e razze.
Ho sognato che l'esperanto potesse davvero diventare la lingua universale, vista la facilità di apprendimento e la sua struttura perfettamente logica, purtroppo pare ormai che la lingua "universale" sia l'inglese, mal appreso e mal conosciuto, ma insomma, per ordinare un pranzo al ristorante può bastare!
Mi sono cimentato spesso con traduzioni dalle lingue che conoscevo meglio, sia per lavoro sia per mio piacere e mi sono reso conto nel tempo di quanto sia difficile se non impossibile tradurre perfettamente concetti complessi da una lingua all'altra perché le espressioni in una data lingua non esprimono, non rappresentano compiutamente dei concetti che esistono autonomamente nella mente, bensì sono, esse espressioni, l'unico strumento che il cervello possiede per "formulare" un pensiero.
Così ad esempio, se un cervello giapponese deve formulare un concetto non può che ricorrere ai mattoni che possiede e cioè ai vocaboli e alla struttura della lingua che conosce e tramite la quale parla. Un cervello italiano formulerà lo stesso concetto ricorrendo a mattoni linguistici dell'italiano. Entrambe le rappresentazioni nelle due lingue sono delle "approssimazioni" dello stesso identico concetto, concetto che le due menti "costruiscono" diversamente, ricorrendo ai "mattoni", cioè ai costrutti linguistici diversi che hanno a disposizione.
Persone realmente plurilingui scelgono di pensare in una lingua o nell'altra a seconda del tipo di riflessione che intendono fare, e questa è una esperienza che talvolta capita anche a chi come me non è perfettamente bilingue, ma mi capita di pensare in francese se sto riflettendo su opere o poesie di particolare suggestione emotiva che assaporo in un modo in francese e in un altro modo in italiano. Anche la diversa musicalità dei vocaboli e degli accenti influisce sulla differente percezione di frasi pur "perfettamente" tradotte. Peraltro è opinione diffusa che ad esempio il tedesco sia la lingua più adatta a definire concetti filisofici con la precisione necessaria.
Un altro esempio: in tedesco di norma il verbo principale segue soggetto e complemento, e i prefissi verbali che cambiano il significato della frase sono posti al fondo della stessa. Questa struttura obbliga la mente a ricorrere ad una memorizzazione dei concetti senza poterli davvero interpretare fino a che non vengono raccolti i vocaboli terminali della frase, secondo un meccanismo che assomiglia alla "notazione polacca inversa" per la definizione delle espressioni algebriche senza fare uso delle parentesi. Mi chiedo quanto influisca questa strutturazione linguistica nella mente delle persone di madrelingua tedesca.
Nella linguistica si distinguono le lingue "analitiche" come il tedesco e l'italiano dalle lingue "sintetiche" come il cinese e il giapponese. La differenza è notevole perché nelle prime i concetti complessi sono costruiti con mattoncini elementari che specificano le caratteristiche del concetto, nelle seconde esistono concetti "complessi" che contengono in un unico vocabolo l'insieme delle caratteristiche relative. Alcuni studi hanno messo in evidenza che chi parla e pensa ad esempio in cinese, cioè in una lingua "sintetica", usa prevalentemente la parte destra del cervello, che è più dedicata al pensiero sintetico, rispetto a chi pensa in inglese che usa prevalentemente la parte sinistra del cervello. Sono studi affascinanti che aprono nuove prospettive sulla psicologia dei diversi popoli e sulle difficoltà di relazione e comprensione reciproca.



Libri: miei grandi amori

I libri sono stati e sono ancora uno dei miei amori più grandi. Ho cominciato a leggere a 6 anni Pinocchio e da allora non ho mai smesso. ne ho perso l'entusiasmo. Da ragazzino ho divorato tutti i libri di avventure di Verne e Salgari che i miei mi compravano, poi da ragazzo mi regalarono l'enciclopedia Il Tesoro (Utet), ricca di articoli alla mia portata su tutti gli argomenti possibili, dalle favole alla scienza alla natura alla matematica ai giochi..Credo di aver letto quegli 8 o 10 volumi, non ricordo, più di una volta, sempre pieno di curiosità.
Un po più grandicello ho letto quasi tutti i Classici Italiani che mio padre aveva acquistato negli anni 50, era una edizione economica del dopoguerra della Utet, in cento volumi in cartoncino con i quinterni ancora da tagliare. Per fortuna in famiglia tutti leggevano di tutto, devo ringraziare mio padre Federico Galeotti e mia madre Enrica Schultze per avermi permesso di leggere di tutto senza prevenzioni di sorta e senza censure. Non mi ricordo se anche mio fratello Marcello da ragazzo fosse un lettore pari mio, però spesso mi chiedeva di raccontargli qualcosa che avevo appena letto.
Negli anni del liceo scoprii pian piano i grandi autori delle letterature moderne italiana, francese, inglese, russa, e poi americana. Ho amato molto Verga, Capuana, Pirandello, ma anche la musicalità di D'Annunzio o l'umorismo di Campanile.., insomma un po tutti..Fra i francesi preferivo Victor Hugo, e poi Balzac, Maupassant, Zola,. Mi piacevano i grandi russi Cecov, Dostoievski, Gorki, e molti inglesi e americani da Mark Twain a Faulkner a Steinbeck e Dos Passos. Una cultura letteraria svariata e disordinata che credo mi abbia arricchito non poco.
Da adulto continuo a leggere molto, dai testi di informatica, matematica, fisica relativi ai miei studi universitari e al lavoro, ai saggi di politica, ecologia, ma anche religione, yoga, storia moderna, poltica...ma mi piaciono anche i romanzi di fantascienza di buoni autori come Asimov e Van Vogt che spesso fanno pensare più di un saggio sociologico....insomma sono un ignorante curioso..
Non sono invece troppo amico dei film tratti da romanzi perché spesso riproducono la trama ma non le atmosfere, le descrizioni degli ambienti, la psicologia dei personaggi, salvo qualche eccezione di film di grandissimi registi che hanno un valore indipendente dai romanzi da cui sono tratti.



Teoria dei numeri: matematica allo stato puro

La Teoria dei Numeri è una branca della matematica che è nata come pura speculazione intellettuale ed ha sempre affascinato le menti più eccelse nella storia della disciplina. La teoria dei numeri comprende molti diversi capitoli che vanno dai teoremi sui numeri primi alle congruenze, ai numeri di Fibonacci, le equazioni diofantine, i lavori di Fermat, di Galois, di Gauss, di Riemann, e molti altri.
L'aspetto che più mi intriga è che una disciplina nata da ricerche quasi filosofiche sui numeri interi abbia dato poi origine ad applicazioni pratiche in alcune aree della matematica applicata più moderna.

La teoria dei numeri è alla base ad esempio di applicazioni avanzatissime nell'area delle tecniche di sicurezza nelle trasmissioni dati e delle cosidette chiavi di sicurezza nei computer che sono alla base delle password anche delle carte di credito e delle transazioni via internet.
Ad esempio alcune chiavi sono il prodotto di più numeri primi con un numero di cifre molto elevato, ad esempio 64 cifre, scelti da chi imposta la chiave di sicurezza e noti a chi la deve verificare. Chi volesse decifrare la chiave dovrebbe tentare di decodificarla provando con un enorme numero di primi di 64 cifre, che peraltro non sono conosciuti e richiederebbero mesi di elaborazione di potenti calcolatori.
E' davvero singolare che teorie di matematica pura di oltre 200 anni fa siano alla base delle applicazioni più moderne!

Un esempio di curiosità sui numeri: la somma dei coefficienti binomiali (N/1)+(N/2)+...+(N/N) è uguale a 2^N. Per dirla in un altro modo se si sommano i coefficienti della riga N_sima del triangolo di Tartaglia si ottiene 2^(N-1). Verifichiamo: 1=1 ; 1+1=2 ; 1+2+1=4 ; 1+3+3+1=8 ; 1+4+6+4+1 =16 ; ...facile capire perché.



Inventare cose nuove richiede una grande libertà di pensiero

Inventare cose nuove, nuovi prodotti, nuovi procedimenti, nuove visioni richiede una grande libertà di pensiero sopratutto se si vogliono veamente aprire nuove strade e non semplicemente perfezionare o migliorare cose o metodi già esistenti.
Le vere innovazioni sono spesso originate da persone che hanno teste particolari, spesso sono considerati fanatici finché non riescono a produrre qualcosa che prima non esisteva o non era mai stata considerata nel modo giusto.
Il pensiero creativo ha bisogno di una grande libertà intelletuale e questo vale un po in tutti i campi, da chi ha messo sul mercato un nuovo pelapatate a chi crede e studia la Fusione Fredda. Molti falliscono ma tanti altri hanno successo e riescono a cambiare il mondo. Gli esempi sono infiniti, da Galileo a Marconi, da Volta a Newton, dallo sconosciuto inventore della ruota (un vero genio!) a Steve Jobs.
Anch'io ogni tanto ho avuto qualche idea stravagante che poi si è rivelata non tanto stravagante perché magari qualche anno dopo l'ho vista realizzata da qualche altra parte con più o meno successo. Ho imparato a non essere mai prevenuto e ad accettare di discutere anche le idee apparentemente più assurde.
Da informatico professionista ho dovuto cambiare spesso le mie convinzioni pregresse, in una cinquantina di anni ho dovuto digerire nuove tecnologie elettroniche, nuovi software, nuovi linguaggi di programmazione...faticoso, ma aiuta a tenere il cervello sveglio! Credo che il mio lavoro mi abbia aiutato molto ad avere una testa aperta alle cose nuove, a non avere paura di proporre o di sperimentare nuove idee e nuove soluzioni, anche al di fuori del mio ambito professionale.
Un esempio stravagante: con dei partner abbiamo ipotizzato una imbarcazione di nuovo tipo, con uno scafo non immerso nell'acqua bensì sollevato dalla superficie grazie a grandi ruote galleggianti, con un volume tale da sollevare completamente lo scafo lasciando immerse solo una parte delle ruote. Alle ruote sono solidali delle pale tipo vecchi battelli che ruotando forniscono la spinta propulsiva. L'attrito è ridottissmo grazie alla rotazione della ruota che favorisce lo scorrimento dellì'acqua. Ma un tecnico mi ha detto: c'è un calcolo dubbio, forse non funziona. Dovremo approfondire...



Mai essere troppo scettici

Ho imparato nella mia vita a non essere troppo scettico, non dico di essere un credulone che abbocca a qualsiasi sciocchezza gli viene raccontata, ma nemmeno sono uno di quegli scettici assoluti che a priori non credono a niente che non possano toccare con mano.
Nel corso degli anni sono tendenzialmente stato sempre dubbioso quando leggevo di qualche fatto strano o qualcuno mi raccontava di fenomeni poco chiari, dalla visione di strane presenze alla premonizioni, da fatti inspiegabili, a contatti con alieni, ecc. Ma nel tempo io stesso sono stato testimone di alcuni fatti non razionalmente comprensibili ed ho imparato ad essere cauto nel negare a priori qualsiasi stranezza. Mi considero uno scettico aperto o pittosto un credulone scettico.

Qualche testimonianza personale: una volta nel 1966 mi capitò di vedere alle 23 di una notte estiva uno stranissimo oggetto, una sagoma scura di grandi dimensioni e con alcune luci intermittenti che si spostava velocemente nel cielo notturno, in direzione sud-nord. Ero con alcuni amici e rimanemmo tutti attoniti. Due giorni dopo i giornali nazionali pubblicarono la notizia che lo stesso oggetto era stato avvistato da migliaia di osservatori casuali su una traccia di molte centinaia di chilometri dalla Liguria alla Svizzera, secondo una rotta ad ad arco perfettamente definita. Inoltre anche alcuni addetti alle torri di controllo degli aeroporti sulla rotta percorsa dall'oggetto lo avevano avvistato.

Una testimonianza di altro tipo: durante una discussione semiseria sulla "trasmissione del pensiero" e in particolare sulla capacità di trasmettere il valore di carte da gioco estratte e viste soltanto da me e poi coperte, tentammo fra parenti e amici una verifica pratica della media di carte indovinate correttamente; tutti indovinarono più o meno nella media statistica (ogni volta si ha una probabilità su 52 di indovinare) finché non provammo con la mia giovane cognata (allora supposta vergine..), che indovinò perfettamente una sequenza di 6 o 7 carte una dopo l'altra. Le probabilità di indovinare una simile sequenza sono di una su svariati milioni. Tentammo immediatamente di approfondire la prova e ripetere la sequenza ma senza nessun successo, come è usuale in questi casi!

D'altra parte è proprio la ripetibilità dei test il punto critico degli esperimenti sull'extrasensorialità in generale, ma a mio parere questo non basta per escludere ogni realtà paranormale, io sono assai dubbioso sulla realtà di tanti fenomeni, ma non sono uno scettico assoluto, forse sono in gioco forze oggi incomprensibili ma che magari chissà, un domani saranno perfettamente spiegate. Diciamo che non sono più incredibili di certe teorie della fisica moderna come le N extra-dimensioni delle particelle o la proprietà di "untangling" delle coppie di fotoni...



Deepak Chopra e la neuroendocrinologia

Io sono cresciuto in un mondo che credeva senza se e senza ma nella medicina moderna, razionale e positiva, la medicina secondo cui se un singolo organo non funziona è sufficiente intervenire meccanicamente su quell'organo in base ai sintomi, curarlo, riportarlo alla norma, e tutto va a posto.
Tuttavia negli anni si è pian piano capito che gli esseri viventi sono meccanismi molto complessi, che non è possibile assimilare ad una macchina fatta da molti sottosistemi meccanici anche complessi ma separabili gli uni dagli altri. Anche se il corpo è in teoria assimilabile ad un insieme di sottosistemi, le interazioni fra di essi sono estremamente complesse e si basano sul sistema sanguigno, linfatico, nervoso, endocrino.
Si comincia solo ora ad analizzare e capire come anche il pensiero nel cervello possa influenzare direttamente il funzionamento delle ghiandole endocrine e per loro tramite tutti gli altri sistemi del corpo.
Alcuni precursori come Deepak Chopra hanno chiarito molti dei legami fra ghiandole e altri organi e sopratutto fra pensieri nel cervello e l'invio di messaggi ai sistemi endocrino e altri, legami che gettano nuova luce sulla complessità degli esseri viventi e specialmente di quelli più sviluppati e complessi come gli esseri umani.
Queste teorie ormai largamente provate gettano nuova luce su fenomeni effettivamente osservati molte volte e mai spiegati, come guarigioni "miracolose", persone con sensibilità particolari a fenomeni fisici come i rabdomanti o coloro che "sentono" terremoti che avvengono dall'altra parte del globo, cultori di Yoga che sospendono per decine di minuti le funzioni respiratorie e rallentano il ritmo del cuore fino a 2 o 3 battiti al minuto, e altri. C'è la speranza che si aprano in futuro nuovi tipi di cure "olistiche" capaci di sfruttare le nostre risorse interne senza fare ricorso a "cannoni" chimici.



Tante altre cose sono interessanti e stimolanti

Nel corso degli anni mi sono appassionato a tante cose, dalle attività sportive che via via scoprivo alle scoperte scientifiche che venivano presentate a velocità crescente, dalle eccitanti novità dell'informatica a quelle delle comunicazioni cellulari. Tutto mi sembrava interessante e coinvolgente e promettente per un futuro sempre più luminoso. Poi ho iniziato ad essere più sospettoso verso la tecnologia sia perché mi sembra sempre più incontrollata e potenzialmente pericolosa sia perché sempre più banalizzata e ridotta a giochini per ragazzi, vedi la trasformazione del Web in Facebook o la telefonia mobile trasformata in gestore di messaggini SMS o le grandi enciclopedie sostituite da Wiki, stimolante ma incontrollata.
Mi pare che nella nostra società tutto venga subito trasformato in oggetto di consumo, compresa la tecnologia più avanzata e questo genera uno spreco mostruoso di intelligenza e investimenti che alla fine non sono di nessuna utilità sostanziale per la gente. Se almeno questo migliorasse il tenore di vita dei cittadini, la lorro capacità di accedere ad informazioni utili, la loro coscienza di vivere in un mondo complesso, ma purtroppo così non sembra.
Una tecnologia che si è rivelata davvero innovativa e utile e data dai Motori di ricerca che mettono alla portata di tutti un accesso facilitato a tutte le informazioni del mondo, una mostruosa enciclopedia di tutto lo scibile scritto del mondo. Ma c'è sempre in agguato la trappola di annegare in informazioni inutili o obsolete, da un lato, e dall'altro di non accedere ad informazioni significative che i motori di ricerca non sono capaci di comprendere ed evidenziare. Non dobbiamo correre il rischio che la conoscenza si riduca solo a quanto ci viene fornito dai motori di ricerca.
Morale secondo me: dobbiamo rimanere svegli, non delegare a Wiki o Google la gestione della conoscenza, cercare di non usare la tecnologia più avanzata per cose banali o inutili.



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